Il giornalista Gianni Lannes anticipa i risultati della sua inchiesta sull’affondamento di barche, container e barili di rifiuti tossici nel Mediterraneo. E racconta anche la sua vita sotto storta e gli attentati e le intimidazioni che ha subìto
[tra cui] «Dal 2008 sono a contratto con La Stampa di Torino. A un certo punto mi sono trovato in una situazione strana. Qualche tempo fa sono andato in Sicilia e ho scoperto che Renato Schifani stava sponsorizzando la realizzazione di una superstrada. I lavori avrebbero massacrato un’intera area archeologica e l’unico bosco protetto dell’Isola. Per evitare le ispezioni di valutazione di impatto ambientale, i lavori sono stati divisi in vari lotti, e sono iniziati proprio da quelli marginali. In questo modo ecologisti, opinione pubblica e naturalisti, sono stati messi davanti al fatto compiuto: non si può impedire la realizzazione di un’opera pubblica avviata già all’80%. Schifani, saputo del mio interessamento, mi ha invitato a Roma a palazzo Giustiniani. Al nostro incontro mi ha consigliato di “andare in vacanza”. Da allora il mio lavoro alla Stampa si è interrotto senza spiegazioni da parte della direzione del giornale. La mia inchiesta concordata, sulla strada della Sicilia, non è mai stata pubblicata, come anche quella sulle navi dei veleni.»
La metamorfosi
Navi dei veleni: “Io so e ho le prove”