Ma forse vale segnalare il ruolo ormai veramente politico che “Alfonsina la pazza” (conio Dagospia) ha impresso a Chi, manifesto turbo-populista e catalogo devozionale della Real Casa, dove ogni membro della famiglia Berlusconi trova illustratissimo spazio, Piersilvio “primavera al bacio”, la fidanzata Silvia “l’amore è il mio rifugio”, Marina “al lago in famiglia”, Barbara “mamma di nuovo” e così via, fra agiografia e consacrazione, al punto che il Cavaliere se lo porta dietro come un “album di famiglia”, ha scritto Marco Belpoliti, per far vedere il nipotino a Gheddafi. Ma Chi funge anche da astuto “accontentaio” di politici: ecco il pellegrinaggio di Alemanno, la festa della bella portavoce, la difesa della Carfagna e della Gelmini, “due pezzi di ministre”, a parte l’intervista alle varie mogli del centrosinistra, che ci cascano tutte, ultima la signora Bersani. Va da sé che due o tre pagine di buon cuore o di risarcimento non si negano mai alle varie api regine e starlette dei festini presidenziali.
In uno degli ultimi numeri si è letto un paragone tra le cene di Palazzo Grazioli, con l’Arcuri, Del Noce e Rossella, e i convivi alla corte di Lorenzo il Magnifico allietati da Poliziano, Pico della Mirandola e il giovane Michelangelo.
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A chi giova, questo florilegio di scandali sessuali che si susseguono? Quando lo scandalo e’ uno, supponiamo il primo, quello di Berlusconi, l’attenzione e’ alta. Quando gli scandali diventano due, tre, quattro, l’attenzione e’ massima. Quando gli scandali si moltiplicano e riempiono i giornali, subentra il disgusto, la rassegnazione, l’oblio. E’ accaduto lo stesso con l’inchiesta Mani Pulite.
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Due postille. Il tg1 di Minzolinchio ha ritrovato il senso della notizia e quello che prima era “volgare gossip”, relativamente a Berlusconi, oggi e’ notizia di rilievo. Che sorpresa.
Via Gradoli, la via dei trans, e’ una strada a uncino, trasversale alla Cassia, a poca distanza dal grande raccordo anulare. Estrema periferia, dietro quella schiera di casacce intorno all’uncino c’e’ il nulla per chilometri. Piu’ che discreto, posto dimenticato da Dio ma non dai servizi segreti. Ora si dice che via Gradoli fosse frequentata da tutti i politici, calciatori e gente di spettacolo di Roma. E’ la stessa via nella quale il 18 Marzo 1978 alcuni agenti della Polizia si presentarono, avendo ricevuto una soffiata sulla presenza in un appartamento, a due giorni dal sequestro di Aldo Moro, di un covo delle Brigate Rosse. Squillarono, nessuno apri’. Interrogarono i vicini. Quelli dissero che l’appartamento era sospetto. Gli agenti non pensarono di fare irruzione. Ripartirono e nel rapporto scrissero il contrario di quello che i vicini avevano detto: l’occupante dell’appartamento era un tipo tranquillo. Dietro quella porta si nascondeva Mario Moretti, poi condannato a sei ergastoli. Proprio un tipo tranquillo. Curiosa, la coincidenza.
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