lomo:
General Store

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“ ieri lessi che virginia woolf quando è morta katherine mansfield che lei considerava una fuoriserie, nel suo diario scrisse “una rivale meno” e poi, linee dopo, “e adesso perchè scrivere se katherine non potrà leggerlo?”
con l’altra mano pensavo a un’avvertenza di kundera che lui prendeva di kafka. Disse “nessuno è più insensibile che la gente sentimentale. Siccità del cuore dietro uno stile straripante di sentimenti ”

llu

via

puscic:

yooniverse:

Had to smile when I saw this. Enjoyed No Country For Old Men, though.
aja:

Visual movie reviews, link via kottke.org

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maisuccesso:
Spinoza » Blog Archive » Zavoli e sedie

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(via eatsleepdraw)

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secondopiano:

elvira:

tumblelikeyougiveadamn:

Beckett’s eyes by Niecieden

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dariosalvelli:

energio:
I see dead people

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I see dead people

Naturalmente ho trovato mille motivi per sospendere momentaneamente la lettura de Le confessioni di Max Tivoli di Andrew Sean Greer, e oggi pomeriggio mi sono rassegnata a prendere atto di questa resistenza: ho preso quindi i diciassette fogli della traduzione di mamma e me li sono portati sul divanoletto, dopo pranzo, per tuffarmi risolutamente nell’altra storia: quella corta di F.S. Fitzgerald, The Curious Case of Benjamin Button.
Per prima cosa, qui l’atmosfera è tutta diversa: non più un uomo che ti parla sottovoce, “confessandosi” di nascosto mentre continua a fingere di essere quello che non è, ma una terza persona che ci racconta allegramente di un evento paradossale, cospargendo il racconto di notazioni argute di carattere sociale, come benissimo sapeva fare Fitzgerald. La differenza con l’altro libro balza agli occhi fin dall’inizio: questa volta il neonato settantenne ce lo vediamo proprio davanti, a cavalcioni della culla, avvolto in una grossa coperta, coi capelli radi gli occhi acquosi e la lunga barba che ondeggia leggermente allo spiffero d’aria proveniente dalla finestra della nursery.
“Quindi è una specie di cartone animato”, ti dici, e questi waspissimi scrittori degli anni quaranta, ti dici - e ancora, di pregiudizio in pregiudizio: che Fitzgerald è uno scrittore leggero (e ti ricordi del Grande Gatsby, quella sensazione di poter scostare una tenda e all’improvviso trovare un dolore, qualche cosa di grosso e invece niente), e la crisi e il dopoguerra, e la generazione perduta, ed Hemingway da qualche parte che fuma sorridente all’aria aperta, e Fitzgerald invece che non fuma e non sorride e taglia in due con lo sguardo una profonda e “moderna” sala da ballo,

Sovrapposizioni
copula:
blue abyss on Flickr - Photo Sharing!

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(via eatsleepdraw)

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