L’ossessione per la scrittura arrivò a 16 anni, con la scoperta di Jack Kerouac. In quel periodo ero un pessimo studente iscritto al secondo anno dell’Istituto magistrale, con la mente piena di strambi propositi, tipo starmene da solo tutto il tempo e cercare un modo per far sanguinare la società. Invece di studiare latino e didattica passavo interi pomeriggi a imitare quella che Fernanda Pivano definiva “prosa spontanea sul modello del jazz” e a cercare la potenza letteraria della mia anima. Pensavo che scrivere e predicare la bontà universale fosse le mia missione sulla terra. Nonostante gli sforzi, però, non riuscii mai a combinare granché. Alla fine, con estrema fatica, buttai giù un romanzo breve che scrissi su un rotolo di carta per telefax, alla moda beat. Raccontava le vicende di un extraterrestre un po’ strambo che se ne andava in giro sulla Terra travestito da turco con il fiero proposito di sterminare la specie umana. Facciamola breve, era una cosa orribile.
Poi la mia vita improvvisamente cambiò.
Dalla scrittura a Senzapatria
il giovane Anemone rendeva felice anche Carlo Malinconico, in quel momento segretario generale alla presidenza del Consiglio e poi presidente della Fieg. “Su richiesta di Angelo Balducci l’imprenditore contribuiva all’organizzazione e pagamento di più soggiorni vacanza presso l’hotel “Il Pellicano” di Porto Santo Stefano”. Naturalmente Malinconico non deve pagare un euro: “Mi raccomando, non è che si distraggono e gli fanno il conto”.
Hai capito il Malinconico. che posticini che frequenta a spese dei contribuenti.
Aggiornamento: è arrivata la smentita. Carlo Malinconico dice che ha le ricevute. Però lo lascio lo stesso tra i personaggi de Il Pellicano
L’Hotel Il Pellicano è stato definito dal Sunday Telegraph “uno dei più deliziosi piccoli hotel di lusso del mondo” ed il Time Magazine “uno dei più lussuosi alberghi d’Italia”. Tra gli ospiti, dal 1965, si sono avvicendati personaggi come Charlie Chaplin, i reali di Grecia e di Spagna, Agnelli, Picasso, la Principessa Soraya e Carlo Malinconico.
La volontà fottitoria di Berlusconi la percepisco come un disperato e cieco slancio vitalistico, in una persona che probabilmente all’inizio si è messa in politica per difendere la roba, ma poi si dev’essere accorta che il potere gli faceva bene all’anima, procurandogli consenso e occasioni fottitorie, oltre che dargli la possibilità di non vedersi condannato a qualche anno di galera per i suoi illeciti, che ai miei occhi sono del tutto evidenti, se non altro nell’accanimento con cui evita di farsi processare, benché disponga di un collegio di difesa mostruoso.
Passerà sicuramente alla storia, se non altro per essere il primo uomo a rovesciare il paradigma della democrazia occidentale, che contempla una serie di promesse e di azioni capaci di ottenere consenso da un Paese che esiste in sé e per sé e prescindendo da chi di volta in volta lo governa.
Nel senso che secondo il canone classico è il politico che annusa e si adatta alla situazione e non viceversa.
…
L’unica strategia vincente sarebbe smontare e riformattare il suo impero mediatico.
Inutile dire che allo stato attuale delle cose è anche una cosa impossibile da farsi.
Nel frattempo anche quelli che, come me, si credono immuni dal contagio, si stanno berlusconizzando, se non altro nello spreco di energie emotive che siamo costretti a disperdere in fastidio & disgusto, oltre che in un continuo lavoro di analisi e di scrittura su di lui, contro di lui.
Cheppalle, senti.
Francesco Pecoraro nei commenti qui